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La fine della guerra in Sicilia nell'estate del 1943 nel racconto di un contemporaneo. Nel giugno del 1943 l'esercito alleato anglo-americano sbarcò, a sorpresa nel litorale tra Gela ed Agrigento e dopo qualche sporadico combattimento con truppe tedesche ed italiane si diressero verso Messina (gli Inglesi) e Palermo, via Agrigento, (gli Americani). La sorpresa fu dovuta al fatto che i servizi segreti inglesi erano riusciti a rifilare ai tedeschi un cadavere di una spia inglese con indosso falsi documenti che certificavano l'imminente sbarco degli alleati nella Grecia meridionale (l'intrigo è raccontato dal film l'uomo che non è mai esistito). Dopo lo sbarco gli Inglesi di Montgomery si avviarono verso Messina passando per Augusta e Catania (un percorso di 100 km circa) e incontrarono una forte resistenza,operata non tanto dalla divisione tedesca Goering, quanto e soprattutto da un paio di divisioni italiane . Le truppe americane di Patton si diressero verso Agrigento e poi verso Palermo. Sotto l'abile guida di esponenti mafiosi comandati da Calogero Vizzini, capomafia riconosciuto di tutta la Sicilia, (sollecitato da Lucky Luciano a mettersi a disposizione di Patton). Tutti i possibili siti di resistenza, approntati dalle truppe italo-tedesche vennero aggirate sistematicamente dai reparti americani guidato da picciotti conoscitori dei posti. Tutta la storia di questi maneggi politico mafiosi che coinvolsero, oltre a Calogero Vizzini anche il comandante italo-americano Charles Poletti, Mattarella Bernardo e Scelba Mario nonchè il separatista Finocchiaro-Aprile e costarono poi la vita a Salvatore Giuliano, che aveva creduto a Finocchiaro Aprile ed anche a Salvatore Pisciotta (che si era fidato delle promesse di Mattarella e venne poi sistemato con un caffe alla stricnina dentro il carcere dell'Ucciardone a Palermo. Di questo episodio parla anche il grande Pino Caruso nel pezzo immortale “Venga a prendere il caffè da noi: Ucciardone cella 26.” I fatti politico mafiosi di Giuliano,Scelba, Mattarella ecc. vennero poi raccontati da Michele Pantaleone nel libro mafia e politica 1943-1962 ,(Einaudi, Torino 1962). Gli Americani,malgrado una forte,ma sporadica resistenza offerta dai tedeschi a Milazzo, arrivarono a Messina prima degli Inglesi, dopo aver fatto un percorso triplo sulla stessa via (chilometro più chilometro meno) fatto da Garibaldi nel 1860. Il nizzardo,dopo Calatafimi ebbe gli stessi aiuti e dallo stesso tipo di popolo mafioso che servì così bene gli americani di Patton poco meno di cento anni dopo. Il cantastorie Cicciu Busacca in una storica trasmissione televisiva per il centenario dell'unità d'Italia li chiama amici e capi di amici. La vita e le opere di questo cantastorie dialettale sono descritte sul web al seguente indirizzo (http://digilander.libero.it/gianni61dgl/cicciubusacca.html) Ma andiamo alla testimonianza del contemporaneo: al momento dello sbarco degli alleati a Gela il caporalmaggiore Giuseppe Aquilino (mio padre), richiamato, e' a Catania, imboscatissimo al comando di tappa, all'Hotel Bristol con il compito di fare da attendente e factotum al colonnello Terranova. Poichè Palermo e' sotto costante bombardamento inglese (nel porto ci sono squadriglie dei temutissimi M.A.S. sotto il comando del principe Borghese), la mia famiglia sfolla a Bisacquino, nel centro della Sicilia portandosi dietro la moglie del colonnello,su richiesta dello stesso. Alcuni anni dopo mio padre mi racconta la storia: Ø il colonnello mi chiamò e mi disse: " Pinuzzo! finiero tutti i cuosi. Chista è a licienza e vatinni a casa. chisti su i picciuli pi me' mugghieri, u signuri t'accumpagna! traduco per quelli che non leggono Camilleri e quindi non intendono la sua lingua : Giuseppe, qui è finito tutto, questa è la licenza e vai a casa, questi sono i soldi per mia moglie, il Signore ti accompagni! Arrivato a piedi, da Catania, a Bisacquino, almeno 200 Km., mio padre dovette affrontare l'incazzatissima moglie del colonnello che gli rimproverava di avere abbandonato il marito nelle mani del nemico. Duro' fatica a convincerLa che aveva ubbidito ad un preciso ordine del suo superiore,il quale, per via del senso del dovere, fu preso prigioniero dalla truppa di Montgomery. Pochi giorni dopo il colonnello venne però rilasciato sulla parola e dietro la promessa solenne che non avrebbe piu' combattuto contro gli alleati, mio padre dovette firmare analogo foglio davanti al maresciallo dei carabinieri. Promessa che entrambi fecero volentieri,in quanto la guerra aveva rotto i cabbasisi a tutti e ad un numero smodato di persone era anche costata la vita. Tornato a casa, al suo paese, mio padre ricevette una graziosa cartolina di colore rossastro dal maresciallo Badoglio che,in nome del re, lo invitava a recarsi a Bari per essere arruolato nel nuovo esercito italiano e combattere i tedeschi sul fronte di Cassino. Con la cartolina in mano,mio padre chiese lumi al maresciallo dei carabinieri del paese. Il maresciallo era un sardo di Iglesias. Ma ormai da tempo acclimatato nell'isola siciliana tanto da intenderne e da parlarne l’idioma, restitui' la cartolina a mio padre con un semplice, ma storico e perentorio invito: sinni futtissi! (se ne fotta!) Cio' mise fine alla seconda guerra mondiale per la Sicilia e per la famiglia Aquilino. Ricomincio', invece, la guerra di mafia, in cui mio padre riusci', assai avventurosamente, a rimanere neutrale. Impresa storica visto che aveva parenti, anche se abbastanza larghi, in ognuna delle consorterie mafiose. Tutti quanti rimessi in sella dagli Americani. Assistette, come tutti Noi, al turbolento passaggio della mafia dagli affari del feudo a quelli, assai più lucrosi, del controllo del mercato ortofrutticolo e degli appalti pubblici. La guerra ebbe il suo vincitore assoluto in Luciano Liggio, che, a quanto risultò al processo (cassazione compresa) fece ammazzare il suo concorrente corleonese, dottor Navarra. L’omicidio ebbe una forte risonanza: · per il fatto che Navarra era considerato il successore di Genco Russo e di Calogero Vizzini alla guida della mafia siciliana. · per il numero esagerato di pallettoni di cartucce a lupara e di proiettili di pistola estratti dal corpo del medico (oltre cento) · per il fatto che, venne assassinato anche un giovane medico (collaboratore di Navarra e casualmente in macchina con lui). Questo bravo giovane non ci azzeccava niente con gli affari del suo capo. Questo fu forse il primo episodio in cui gli esecutori della mafia, pur di colpire il loro bersaglio, sparacchiarono su tutto quello che capitava a tiro (compresi donne, bambini, poliziotti carabinieri,magistrati ed innocenti passanti). Gli omicidi di gente estranea ai loro conflitti, diventarono, poi una abitudine per i killer della mafia. Ad esempio, una sorella ed una zia di un pentito di Bagheria vennero uccise per la strada, il piccolo Matteo, figlio di un altro pentito venne rapito per ricattare il padre, poi strozzato ed infine sciolto nell’acido.Questo modo di agire, estraneo alla prassi mafiosa fino ad un certo momento, diventò un modo di fare ordinario quando il potere delle cosche cadde in mano ai corleonesi di Totò Riina ossia, dopo l’eliminazione di Stefano Bontade da parte di costoro.Rimanendo alla storia di mio padre,l’omicidio di Navarra fu seguito da altri episodi di sangue che culminarono: · nell’omicidio di Antonino Cottone (considerato da molti il capo del mandamento di Villabate) · nell’attentato, a colpi di mitra, che ferì ad una gamba un certo Giuseppe Di Peri, anziano gestore di un garage e padre di due giovani emergenti ed intesi ('nteso, nel gergo mafioso, identifica un uomo ubbidito perchè autorevole) capi di amici del medesimo comune vicino a Palermo. Polizia e magistratura non riuscirono mai a dimostrare che i due giovani avessero a che fare con il caso Cottone ed alla fine sfogarono l’impotenza delle istituzioni somministrando loro una certa dose di confino di polizia, mi pare da ricordare che allora si scontasse nell’isola di Ustica (in gergo: all’isola). Lo scoppio di una carica di tritolo dentro una automobile nello stesso garage gestito dal Di Peri, che costò la vita a due innocenti ed ignari passanti. La strage di una pattuglia di carabinieri (mi ricordo composta da 7 militi) nella frazione palermitana di Ciaculli a causa dello scoppio di una Giulietta (intesa come automobile di marca Alfa Romeo). In tutto questo bailamme di vera e propria guerra, mio padre che era legato da parentela ( non molto stretta ) ad entrambe le combriccole del paese riuscì a passare il turbolento periodo s enza subire danni. In ogni occasione si osservava il fatto incredibile che questi individui ne uscivano senza danni patrimoniali e senza galera. Le cose ebbero un certo cambiamento dopo l’omicidio del prefetto Dalla Chiesa, il pentimento di Tommaso Buscetta e la creazione del pool antimafia di Caponnetto, Falcone, Borsellino ecc.Durante una mia visita, era in corso il famoso maxiprocesso. Mio padre affermò con la convinzione di chi aveva sempre visto le cose andare in un certo modo chisti su’ minchiati :uno e drui e su’ tutti fuora) (queste sono sciocchezze, tra poco sono tutti fuori). In quella occasione mi dispiacque (per lui) deluderlo. Affermai: sta’ vuota un sa spirugghiano (questa volta non se la cavano) Non si offese, mi disse un solo ed intraducibile (infatti non lo voglio tradurre): tu chinni sai, malaminchiata!
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