In Sardegna domenica 5 ottobre referendum sul nulla per soli 9 milioni di euro

Appena eletto presidente della giunta regionale della Sardegna,nell’aprile del 2004, il dottor Renato Soru si affrettò ad emanare un decreto (noto come decreto salvacoste), che vietava la costruzione di immobili a meno di 2.000 metri dalla riva del mare. Il divieto riguardava le zone non urbane nel territorio di quei comuni che fossero privi di piano regolatore. Il decreto era da intendersi come apripista di un successivo più completo e dettagliato  Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.)  In effetti, qualche tempo dopo, l’assessore regionale all’urbanistica Gian Valerio Sanna (che ,tra l’altro, è un apprezzato architetto, presentò il piano completo che venne approvato in consiglio regionale con i voti della maggioranza che sosteneva e che, con qualche defezione ed alcuni tradimenti sostiene ancora il dottor Soru. Il centro destra non ha smesso un istante di

    Se il lettore di questo modesto scritto ha la pazienza di fare una ricerca su google con la voce ricorso al tar sardegna si troverà a dover leggere un elenco smodato di comuni,aziende ed imprese che hanno fatto al ricorso TAR contro il P.P.R.  Non è escluso che il lettore, possa convincersi che, in Sardegna, ricorrere al TAR contro il P.P.R. sia diventato uno sport di massa.

Un paio di tentativi di far indire il referendum abrogativo sono andati falliti per vari motivi.

Il prossimo 5 ottobre 2008 gli abitanti dell’isola verranno chiamati a votare sulla eventualità di abrogare non il  P.P.R. ma il decreto salvacoste  e che l’ha preceduto. Ed è proprio qui la cosa,a dir poco, singolare. Supponiamo,infatti, che si verifichino entrambe le due seguenti ipotesi:

o       la prima:viene raggiunto il quorum (50%),

o       la seconda: vincono i sì abrogativi

 

la prima ipotesi è ritenuta, da tutti irrealistica  nel recente passato  il referendum (anche questo promosso dal centro destra) contro la legge dello statuto sardo (legge statutaria) il quorum del 33,33% non venne  neppure avvicinato,si recò alle urne poco più del 15% degli aventi diritto.

Anche se la seconda ipotesi si verificasse il Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.)  non verrebbe abrogato e rimarrebbe valido ed efficace ad esercitare la medesima funzione del decreto salvacoste abrogato.

Pertanto, in Sardegna, domenica 5 ottobre 2008 avremo un bellissimo  referendum sul nulla al costo di soli 9 milioni di euro.

Però cosi vuole il centro destra sardo ed il suo padrone. Chi siamo noi per dire il contrario? Infatti non diciamo niente.

Forse andremo a votare mille volte no!

Forse non andremo a votare lasciando ai promotori di questo referendum l'onere del raggiungimento del quorum.

A pensarci bene, una cosa potremmo dirla, anzi due:

  1. non è vero che il centrodestra non mette le mani nelle tasche degli Italiani.

  2. meno male che Silvio c'è, altrimenti non sapremmo come buttar via i quattrini.