protesi dentale combinata

 

                                          di Mauro Tuveri

Viene realizzata quando si presenta l’opportunità di combinare una parte di dispositivo fisso e uno rimovibile.

Avremmo pertanto le caratteristiche tipiche della protesi fissa (che potrà essere realizzata in resina o ceramica sul metallo), abbinata a quelle della protesi rimovibile scheletrata, con alcuni indubbi vantaggi.

Il collegamento tra le due parti non avverrà con ganci, ma bensì con attacchi di precisione o dispositivi analoghi, con grande vantaggio sul piano estetico, funzionale e della stabilità.

La realizzazione di questo tipo di protesi, si presta per quei casi nei quali si hanno selle edentule, che presenterebbero la necessità di una protesi scheletrita con ganci, ma si ha la necessità di una maggiore estetica e funzionale.

La lavorazione parte con il ritiro delle impronte dallo studio odontoiatrico.

Le impronte successivamente vengono sanificate tramite disinfettanti formati da cloruri o composti quaternari di ammonio. Poi le impronte vengono colate col gesso (tipo IV )-metodo ACUTRAC.

 Il modello realizzato viene per prima cosa squadrato con l’apposita macchina ( squadramodelli ), e poi tagliato per isolare i monconi da rendere sfilabili e  puliti.                                                                     

I modelli realizzati si posizionano nell’articolatore (a valore medio o a valore individuale) per effettuare l’analisi dell’articolazione e la progettazione dei manufatti sia per la parte di protesi fissa che di protesi scheletrita.

Per prima si realizza il manufatto in cera (cappette), che poi successivamente viene posto in cilindro di fusione, viene colato con materiale refrattario(scelto tra quelli adatti alle alte temperature), e inserito nel forno di riscaldamento(400C°-900C°).

Durante questo ciclo si elimina la cera(sistema a cera persa).

Si pone il cilindro di fusione nella fonditrice,qui con l’introduzione della lega metallica prescelta si arriverà alla realizzazione della base del manufatto (protesi fissa).

Il modello così ottenuto verrà sabbiato, controllato visivamente e rifinito con la fresatrice. Dopo di ciò il manufatto  insieme al modello master, viene mandato al reparto o al laboratorio specializzato nella realizzazione della protesi scheletrata.

Qui visionato il manufatto vengono per prima cosa scelti gli attacchi più indicati alla risoluzione dei casi.

Essi possono essere di vari tipi: attacchi individuali (realizzati dall’odontotecnico), attacchi preconfezionati (prodotti industrialmente con preformati calcinabili o parti metalliche).

Se gli attacchi preconfezionati(maschio / femmina) sono forniti entrambi in lega metallica, si chiameranno ATTACCHI DI PRECISIONE se invece una o entrambi le parti risultano in materiale calcinabile o plastico definitivo, si chiameranno ATTACCHI DI SEMIPRECISIONE.

A loro volta gli attacchi si suddividono ancora in :ATTACCHI RESILIENTI (o AMMORTIZZATI) e ATTACCHI RIGIDI (O STATICI).

Scelti gli attacchi, vengono posizionati per mezzo del parallelometro e successivamente saldati al manufatto di protesi fissa.

Fatto ciò si progetta e si realizza lo scheletrato.

Si inizia con la duplicazione(operazione che permette di ottenere una copia identica del modello master),e si usano generalmente siliconi (raramente) o idrocolloidi reversibili(gelatina).

Si posiziona il modello in una muffola per la duplicazione, e al suo interno viene versato l’idrocolloide reversibile. Questo ultimo viene lasciato solidificare per circa 90° minuti e poi viene estratto il modello.

A questo punto si può procedere alla colatura della massa refrattaria, che può essere a legame fosfatico, gessoso, o siliceo ad alcool. Il duplicato, appena estratto dalla muffola risulta molto fragile, quindi per utilizzarlo è necessario essiccarlo in forno a 250°C  per circa 45 minuti e successivamente immergendolo in una soluzione chimica o un preparato composto di cera d’api per renderlo lavorabile e aumentandone la resistenza all’abrasione.

Ora si può modellare lo scheletrato  vero e proprio con materiali preformati, i quali riproducono fedelmente le parti dello scheletrato.

Terminata la modellazione, il manufatto in cera, viene collegato al cono tramite i canali di colata.

Ultimata la colata del cilindro per mezzo di materiale refrattario, esso viene posto in forno per poi fonderlo ad una temperatura di circa 1400°C.

Per fondere la lega (cromo-cobalto) i sistemi più utilizzati sono :

a fiamma, per induzione, arco elettrico, ma l’importante è che si possa raggiungere la temperatura di colata(1400°C).

Ultimata la fusione, si lascia raffreddare il cilindro a temperatura ambiente e successivamente si procede all’apertura del cilindro e poi sottoposto al processo di sgrossatura, sabbiatura e rifinitura per l’inserzione sul modello master.

Una volta verificata la correttezza del manufatto ottenuto si passa ad una nuova sabbiatura seguita dalla lucidatura elettrolitica e meccanica con gomma abrasiva e poi sottoposto a processi di spazzolatura e vaporizzazione.

Si rimanda il tutto indietro per le fasi finali.

Si procede quindi al rivestimento finale del manufatto fuso tramite ceramica o resina acrilica.

A seconda del materiale adoperato si usa procedere in maniera differente: per la ceramica si applica la lega  ceramica sul manufatto metallico e si pone in forno per l’ossidazione.

Una volta freddato e spruzzato o pennellato con l’opaco(vernice per la miscela delle masse ceramiche),si applica la dentina e lo smalto e si rimette nuovamente  in forno; il processo si ripete una o più volte fino ad ottenere il colore desiderato(il colore della protesi viene comunicato dallo studio odontoiatrico e viene “preso”, d’accordo col paziente, mediante scale colori specifiche).

Infine il modello è rifinito con frese rotanti di maggior durezza, lucidato con appositi prodotti e rimesso in forno per la cottura finale (glasatura).

Successivamente si montano i denti mancanti sullo scheletrato.

Ora inizia il processo in muffola:si inserisce il modello con lo scheletrato nella muffola poi si fa colare il gesso in modo da ottenere uno stampo e un controstampo. La cera eccedente è eliminata mediante sgrossatura con acqua calda bollente e vapore.

Si zeppa successivamente la resina acrilica, la si pressa e si pone in muffola e poi a cuocere in acqua bollente per tempi variabili a secondo del prodotto utilizzato. Ultimata la cottura e dopo averlo smuffolato, viene rifinito mediante frese rotanti e lucidato tramite pomice e pasta lucidante. Per il processo detto di ”polimerizzazione”, i passaggi di lavorazione sono quasi uguali a quello in muffola, cambia solo il metodo di cottura: il manufatto anziché essere messo in acqua bollente, viene messo nell’apposito macchinario(polverizzatrice) e fatto cuocere a pressione.

La rifinitura e la lucidatura sono identiche a quella per la ceramica.

Ultimate le lucidature, il manufatto viene assemblato, controllato e poi viene inviato allo studio odontoiatrico; qui viene visionato, provato sul paziente e, successivamente, se tutto è andato bene, viene consegnato ad esso.