
Viene realizzata quando si presenta
l’opportunità di combinare una parte di dispositivo fisso e uno rimovibile.
Avremmo pertanto le
caratteristiche tipiche della protesi fissa (che potrà essere realizzata in
resina o ceramica sul metallo), abbinata a quelle della
protesi rimovibile scheletrata, con alcuni indubbi vantaggi.
Il collegamento tra le due parti
non avverrà con ganci, ma bensì con attacchi di precisione o dispositivi
analoghi, con grande vantaggio sul piano estetico,
funzionale e della stabilità.
La realizzazione
di questo tipo di protesi, si presta per quei casi nei quali si hanno selle
edentule, che presenterebbero la necessità di una protesi scheletrita con
ganci, ma si ha la necessità di una maggiore estetica e funzionale.
La lavorazione parte con il
ritiro delle impronte dallo studio odontoiatrico.
Le
impronte successivamente vengono sanificate tramite
disinfettanti formati da cloruri o composti quaternari di ammonio. Poi le
impronte vengono colate col gesso (tipo IV )-metodo ACUTRAC.
Il modello realizzato viene per prima cosa
squadrato con l’apposita macchina ( squadramodelli ),
e poi tagliato per isolare i monconi da rendere sfilabili e puliti.
I modelli realizzati si posizionano nell’articolatore (a valore medio o a valore
individuale) per effettuare l’analisi dell’articolazione e la progettazione dei
manufatti sia per la parte di protesi fissa che di protesi scheletrita.
Per
prima si realizza il manufatto in cera (cappette),
che poi successivamente viene posto in cilindro di
fusione, viene colato con materiale refrattario(scelto tra quelli adatti alle
alte temperature), e inserito nel forno di riscaldamento(400C°-900C°).
Durante questo ciclo si elimina
la cera(sistema a cera persa).
Si pone il cilindro di fusione
nella fonditrice,qui con l’introduzione della lega
metallica prescelta si arriverà alla realizzazione della base del manufatto (protesi
fissa).
Il modello così ottenuto verrà sabbiato, controllato visivamente e rifinito con la
fresatrice. Dopo di ciò il manufatto
insieme al modello master, viene mandato al
reparto o al laboratorio specializzato nella realizzazione della protesi scheletrata.
Qui visionato il manufatto vengono per prima cosa scelti gli attacchi più indicati alla
risoluzione dei casi.
Essi possono essere di vari tipi:
attacchi individuali (realizzati dall’odontotecnico), attacchi preconfezionati (prodotti
industrialmente con preformati calcinabili o parti metalliche).
Se gli attacchi preconfezionati(maschio
/ femmina) sono forniti entrambi in lega metallica, si chiameranno ATTACCHI DI PRECISIONE se invece una o entrambi le parti risultano in materiale calcinabile o
plastico definitivo, si chiameranno ATTACCHI
DI SEMIPRECISIONE.
A loro volta gli attacchi si
suddividono ancora in :ATTACCHI RESILIENTI (o AMMORTIZZATI) e ATTACCHI RIGIDI (O STATICI).
Scelti gli attacchi,
vengono posizionati per mezzo del parallelometro e successivamente saldati al
manufatto di protesi fissa.
Fatto ciò si progetta e si
realizza lo scheletrato.
Si inizia con la
duplicazione(operazione che permette di ottenere una copia identica del modello
master),e si usano generalmente siliconi (raramente) o idrocolloidi
reversibili(gelatina).
Si posiziona
il modello in una muffola per la duplicazione, e al suo interno viene versato
l’idrocolloide reversibile. Questo
ultimo viene lasciato solidificare per circa 90°
minuti e poi viene estratto il modello.
A questo punto si può procedere
alla colatura della massa refrattaria, che può essere a legame fosfatico,
gessoso, o siliceo ad alcool. Il duplicato, appena estratto dalla muffola risulta molto fragile, quindi per utilizzarlo è necessario
essiccarlo in forno a
Ora
si può modellare lo scheletrato vero e
proprio con materiali preformati, i quali riproducono fedelmente le parti dello
scheletrato.
Terminata
la modellazione, il manufatto in cera, viene collegato
al cono tramite i canali di colata.
Ultimata la colata del cilindro
per mezzo di materiale refrattario, esso viene posto
in forno per poi fonderlo ad una temperatura di circa
Per fondere la lega
(cromo-cobalto) i sistemi più utilizzati sono :
a fiamma, per induzione, arco
elettrico, ma l’importante è che si possa raggiungere la temperatura di colata(
Ultimata la fusione, si lascia
raffreddare il cilindro a temperatura ambiente e successivamente
si procede all’apertura del cilindro e poi sottoposto al processo di
sgrossatura, sabbiatura e rifinitura per l’inserzione sul modello master.
Una volta verificata la
correttezza del manufatto ottenuto si passa ad una nuova sabbiatura seguita dalla
lucidatura elettrolitica e meccanica con gomma abrasiva e poi sottoposto a
processi di spazzolatura e vaporizzazione.
Si rimanda il tutto indietro per
le fasi finali.
Si procede quindi al rivestimento
finale del manufatto fuso tramite ceramica o resina acrilica.
A seconda del materiale
adoperato si usa procedere in maniera differente: per la ceramica si applica la
lega ceramica sul manufatto metallico e
si pone in forno per l’ossidazione.
Una volta freddato e spruzzato o
pennellato con l’opaco(vernice per la miscela delle masse ceramiche),si applica la dentina e lo smalto e si rimette
nuovamente in forno; il processo si
ripete una o più volte fino ad ottenere il colore desiderato(il colore della
protesi viene comunicato dallo studio odontoiatrico e viene “preso”, d’accordo
col paziente, mediante scale colori specifiche).
Infine il modello è rifinito con
frese rotanti di maggior durezza, lucidato con appositi
prodotti e rimesso in forno per la cottura finale (glasatura).
Successivamente si montano i denti mancanti
sullo scheletrato.
Ora inizia il processo in muffola:si inserisce il modello con lo scheletrato nella muffola
poi si fa colare il gesso in modo da ottenere uno stampo e un controstampo. La
cera eccedente è eliminata mediante sgrossatura con acqua calda bollente e
vapore.
Si zeppa successivamente la resina
acrilica, la si pressa e si pone in muffola e poi a cuocere in acqua bollente
per tempi variabili a secondo del prodotto utilizzato. Ultimata la cottura e
dopo averlo smuffolato, viene rifinito mediante frese
rotanti e lucidato tramite pomice e pasta lucidante. Per il processo detto di ”polimerizzazione”,
i passaggi di lavorazione sono quasi uguali a quello in muffola, cambia solo il
metodo di cottura: il manufatto anziché essere messo in acqua bollente, viene messo nell’apposito macchinario(polverizzatrice) e
fatto cuocere a pressione.
La
rifinitura e la lucidatura sono identiche a quella per la ceramica.
Ultimate
le lucidature, il manufatto viene assemblato,
controllato e poi viene inviato allo studio odontoiatrico; qui viene visionato,
provato sul paziente e, successivamente, se tutto è andato bene, viene
consegnato ad esso.