Le protesi dentarie fisse e mobili alcuni processi operativi   di  Stefano Carta IV S ODO     

La Protesi dentaria: si occupa del restauro o della ricostruzione di denti distrutti o mancanti ma anche del miglioramento estetico e funzionale della masticazione.  Su progettazione e precise indicazioni del dentista, l’odontotecnico, realizzerà con la massima precisione i manufatti protesici (mobile o fissa).

Protesi mobile é ogni tipo d’apparecchio rimovibile, dalla classica dentiera completa e dagli scheletrati metallici che sostituiscono la mancanza parziale di elementi dentali fino alle protesi rimovibili tenute da impianti (inseriti nell’osso).

Protesi fissa: comprende ogni tipo di restauro elemento singolo o ponte, cementato su denti preparati a moncone dal dentista o su impianti.  Per tutti i vari tipi di protesi si possono usare vari materiali: resine, ceramiche, leghe di metalli più o meno nobili ed ultimamente anche il titanio.

Protesi totale mobile:  

ricevute le prime impronte (in alginato) dal dentista, l’odontotecnico procede a disinfettarle e controllarne la precisione. Poi vengono colate con gesso di III tipo. Una volta indurito i modelli vengono squadrati (squadramodelli) e preparati per la costruzione dei valli in cera per la registrazione occlusale ed i portaimpronta individuali (in resina acrilica) per le impronte secondarie. Si rimanda il tutto al dentista che rileverà l’occlusione e le impronte secondarie. Ottenute le nuove informazioni si procede al boxaggio (in cera) e colatura delle secondarie, una volta asciugate e squadrate con i relativi valli in cera (masticoni), i modelli definitivi vengono posizionati in articolatore per il montaggio dei denti artificiali (in resina acrilica).  Nei modelli si stende un foglio di cera riscaldata in modo da prenderne la forma, rifinito il bordo si procede al montaggio dei denti secondo i punti di riferimento forniti dal dentista. Si rifiniscono sempre con la cera i colletti e tutta la protesi; poi si rimanda il manufatto dal dentista che effettuerà tutte le prove estetiche e funzionali col paziente. Al rientro del manufatto si procede alle varie modifiche ( se necessario) e alla messa in muffola (stampi scomponibili). La messa in muffola consiste nel bloccare affogando nel gesso, i modelli con le protesi in cera dentro gli stampi (muffole), lasciando liberi i denti che saranno inglobati nel controstampo. Una volta indurito il gesso si passa ad una prima sgrassatura delle muffole con dell’acqua bollente per finire poi con getti di vapore, usando appunto la vaporizzatrice. Questo procedimento è chiamato a cera persa. A stampi freddi si procede alla ritenzione dei denti (ricordo che la parte superiore è inglobata nel gesso), ed alla resinatura (dove la resina occuperà lo spazio lasciato dalla cera). Una volta dosata resina e monomero secondo le indicazioni della casa produttrice, si miscela il tutto e si aspetta che il materiale diventi plastico, dopo di ché viene posizionato negli stampi che saranno chiusi e bloccati con delle staffe. Tramite pressa idraulica, si eliminano gli eccessi di resina. Eseguita anche questa operazione le muffole vengono immerse nell’acqua (fredda) a cuocere, una volta che inizia a bollire si aspetta il tempo necessario consigliato dai produttori delle resine. A polimerizzazione avvenuta si aspetta che le muffole raffreddino e si passa alla smuffolatura liberando la protesi dal gesso. Ora che abbiamo la nostra protesi ripulita, la riposizioniamo in articolatore per controllare che durante la fase di polimerizzazione, i denti non si siano spostasti, poi con l’ausilio di micromotori da banco (piccoli manipoli usati anche dagli orefici) ed adeguate frese passiamo alla rifinitura prestando particolare attenzione al bordo e l’interno protesi ( dove poggia la mucosa). Rifinita, la protesi tramite l’uso di una lucidatrice con varie spazzole ed un impasto d’acqua e pomice, e pasta brillantante, viene lucidata a specchio, rispettando sempre l’interno. A questo punto il manufatto viene consegnato al dentista con tutta la relativa documentazione.                                                   

Protesi fissa:

l’impronta si cola in gesso (IV tipo). I modelli usati per la costruzione dei ponti sono preparati con monconcini sfilabili, in modo che l’operatore possa lavorare su ogni singola corona controllandone con precisione il punto più delicato: il bordo. I modelli vengono b1occati con del gesso a strumenti (articolatori) che ripetono alcuni movimenti della bocca del paziente, e mantengono fra i modelli i rapporti reciproci. Nel caso siano previste parti bianche, in ogni corona si scava un incavo che possa contenere la resina bianca. Oltre alla cavità saranno presenti fili, sferette, superfici ruvide (ritenzione meccanica), che permettono di mantenere la resina aderente alla struttura. Infine le corone di cera sono collegate fra loro in modo da ottenere un blocco unico, e si può   procedere con la preparazione di un adeguato stampo.  Il modellato in cera è utilizzato per fare uno stampo in cui  cola il metallo. Oltre al futuro ponte occorre predisporre tutto un insieme di canali che permettano al  metallo di raggiungere lo stampo vero e proprio. Il grosso cono nero della base di gomma lascerà nello stampo una forma ad imbuto, che costituirà 1’ingresso nel cilindro. Lo stampo si realizza applicando sulla scanalatura della base di gomma il cilindro metallico, e versando attraverso l’apertura superiore un materiale simile al gesso, (rivestimento) ma capace di resistere alle temperature di fusione.  Il procedimento di fusione che descriverò è definito ”a cera persa” ed è lo stesso usato dagli orafi.

Una volta che il rivestimento ha completato la sua presa, il cilindro va preparato per la fusione. Per questo scopo va inserito in un forno di preriscaldamento, che ha il compito di sciogliere la cera, bruciarla, lasciando libera la forma che dovrà accogliere il metallo. Poi è necessario che lo stampo sia rovente nel momento della fusione, altrimenti il metallo fuso, incontrando una superficie più “fredda” di lui, solidificherebbe prima di avere riempito la forma. La fusione è eseguita con una macchina chiamata fonditrice. Nella sua forma elementare, questa macchina è costituita da un braccio imperniato al centro (centrifuga). Un’estremità è zavorrata per mantenere il braccio in equilibrio durante l’uso, l’altra: comprende un crogiolo (dove si fonde la lega) ed una sede per accogliere il cilindro. Il crogiolo è il piccolo contenitore bianco e rotondo, profondo e stretto, e subito alla sua destra troviamo appoggiato lo stampo, ancora rovente. Avviata la fusione, il braccio ruoterà velocemente sul fulcro, e la forza centrifuga costringerà il metallo fuso ad abbandonare il crogiolo ( c’è un foro apposito), ad impegnare “l’imbuto” della pernatura nel cilindro, che lo guiderà ancora rovente (stato liquido), all’interno dello stampo. La fusione è stata eseguita, e lo stampo riempito. Il cilindro è stato parzialmente sfilato dalla sua sede e ruotato in modo da mostrare all’operatore il suo ingresso (prima era rivolto verso il crogiolo). La macchia gialla è il metallo ancora rovente, che sta solidificando. Una volta che la lega all’interno del cilindro si è solidificata, si procede con la rottura del materiale refrattario (rivestimento), riportando alla luce le corone fuse con tutta la pernatura.  Una delicata sabbiatura (sabbia fine sparata da un getto d’aria compressa) ed un bagno acido (decapaggio) pulirà la fusione dai residui di rivestimento e dagli ossidi superficiali.  Il tecnico procede isolando la patta utile della fusione (ponte o corona) da tutta la per natura, sgrossa e rifinisce la fusione, e lo invia all’odontoiatra. L’odontoiatra, lo prova in bocca al paziente, corregge se necessario, e lo rinvia al laboratorio. A questo punto si procede alla preparazione delle parti estetiche. Nel caso sia previsto che le parti estetiche fossero in ceramica, la forma viene ultimata utilizzando un materiale (ceramica) che durante la modellazione somiglia per consistenza ad una sabbia finissima e umida. La ceramica si mette in forno, e solo con le ultime cotture assume il colore definitivo. Dopo una cottura parziale (il cosiddetto “biscotto”), segue un’altra prova in bocca al paziente (prova estetica). Infine il lavoro rientra in laboratorio, dove l’ultima cottura darà alla ceramica il suo aspetto e colore naturale.