Odontotecnica: la protesi fissa             di Stefano Carta

·                  L’impronta si cola in gesso (IV tipo). I modelli usati per la costruzione dei ponti sono preparati con monconcini sfilabili, in modo che l’operatore possa lavorare su ogni singola corona controllandone con precisione il punto più delicato: il bordo. I modelli vengono b1occati con del gesso a strumenti (articolatori) che ripetono alcuni movimenti della bocca del paziente, e mantengono fra i modelli i rapporti reciproci. Nel caso siano previste parti bianche, in ogni corona si scava un incavo che possa contenere la resina bianca. Oltre alla cavità saranno presenti fili, sferette, superfici ruvide (ritenzione meccanica), che permettono di mantenere la resina aderente alla struttura.

·                  Infine le corone di cera sono collegate fra loro in modo da ottenere un blocco unico, e si può procedere con la preparazione di un adeguato stampo.

·        Il modellato in cera è utilizzato per fare uno stampo in cui ’ cola il metallo.

·                  Oltre al futuro ponte occorre predisporre tutto un insieme di canali che permettano al metallo di raggiungere lo stampo vero e proprio. I1 grosso cono nero della base di gomma lascerà nello stampo una forma ad imbuto, che costituirà 1’ingresso nel cilindro. Lo stampo si realizza applicando sulla scanalatura della base di gomma il cilindro metallico, e versando attraverso 1’apertura superiore un materiale simile al gesso, (rivestimento) ma capace di resistere alle temperature di fusione.

·                  Il procedimento di fusione che descriverò è definito ”a cera persa” ed è lo stesso usato dagli orefici.

·        Una volta che il rivestimento ha completato la sua presa, il cilindro va preparato per la fusione. Per questo scopo va inserito in un forno di preriscaldamento, che ha il compito di sciogliere la cera, bruciarla, lasciando libera la forma che dovrà accogliere il metallo. Poi è necessario che lo stampo sia rovente nel momento della fusione, altrimenti il metallo fuso, incontrando una superficie più “fredda” di lui, solidificherebbe prima di avere riempito la forma. La fusione è eseguita con una macchina chiamata fonditrice. Nella sua forma elementare, questa macchina è costituita da un braccio imperniato al centro (centrifuga). Un’estremità è zavorrata per mantenere il braccio in equilibrio durante l’uso, l’altra: comprende un crogiolo (dove si fonde la lega) ed una sede per accogliere il cilindro. Il crogiolo è il piccolo contenitore bianco e rotondo, profondo e stretto, e subito alla sua destra troviamo appoggiato lo stampo, ancora rovente. Avviata la fusione, il braccio ruoterà velocemente sul fulcro, e la forza centrifuga costringerà il metallo fuso ad abbandonare il crogiolo ( c’è un foro apposito), ad impegnare “l’imbuto” della pernatura nel cilindro, che lo guiderà ancora rovente (stato liquido), all’interno dello stampo. La fusione è stata eseguita, e lo stampo riempito.  Il cilindro è stato parzialmente sfilato dalla sua sede e ruotato in modo da mostrare all’operatore il suo ingresso (prima era rivolto verso il crogiolo). La macchia gialla è il metallo ancora rovente, che sta solidificando. Una volta che la lega all’interno del cilindro si è solidificata, si procede con la rottura del materiale refrattario (rivestimento), riportando alla luce le corone fuse con tutta la pernatura.  Una delicata sabbiatura (sabbia fine sparata da un getto d’aria compressa) ed un bagno acido (decapaggio) pulirà la fusione dai residui di rivestimento e dagli ossidi superficiali.  Il tecnico procede isolando la patta utile della fusione (ponte o corona) da tutta la per natura, sgrossa e rifinisce la fusione, e lo invia all’odontoiatra. L’odontoiatra, lo prova in bocca al paziente, corregge se necessario, e lo rinvia al laboratorio.                                                                   A questo punto si procede alla preparazione delle parti estetiche. Nel caso sia previsto che le parti estetiche fossero in ceramica, la forma viene ultimata utilizzando un materiale (ceramica) che durante la modellazione somiglia per consistenza ad una sabbia finissima e umida. La ceramica si mette in forno, e solo con le ultime cotture assume il colore definitivo. Dopo una cottura parziale (il cosiddetto “biscotto”), segue un’altra prova in bocca al paziente (prova estetica). Infine il lavoro rientra in laboratorio, dove l’ultima cottura darà alla ceramica il suo aspetto e colore naturale.