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I Polimeri |
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Sono
materiali costituiti da molecole con alto peso molecolare. Si ottengono per
unione di piccole molecole chiamate monomeri. A volte le molecole di partenza
sono diverse tra loro ed allora per indicare la grossa struttura molecolare
che si forma si usa il termine copolimeri. I
polimeri sono di origine naturale o artificiale:
Il
processo che consente di ottenere il polimero a partire dai monomeri si chiama reazione
di polimerizzazione. Essa è
influenzata da molti fattori ad esempio presenza di catalizzatori, dalla
pressione e dalla temperatura, azione di onde
elettromagnetiche ecc. Sono stati identificati alcuni meccanismi di reazione:
Alla
reazione di poli-condensazione prendono
parte, di solito, due monomeri di tipo diverso, i quali si uniscono perdendo
alcuni dei propri atomi, che vanno poi a combinarsi fra loro per formare
altre piccole molecole ad esempio H20, HCI ... Nella
reazione di poli-addizione le catene molecolari si accrescono
per continua addizione di sempre nuove unità di monomero alle loro estremità,
senza dar luogo ad eliminazione di altre sostanze.
Presentano un tale tipo di polimerizzazione le
resine acriliche. Alla
reazione di polimerizzazione, in generale, può
prendere parte un numero molto variabile di molecole di monomero. Si
definisce grado di polimerizzazione il
numero di unità monomeriche
contenute in una certa macromolecola. LA STRUTTURA DEI POLIMERI Le
reazioni di poli-addizione e poli-condensazione possono portare, a seconda delle condizioni sperimentali (temperatura,
pressione, presenza di luce ecc.) del
monomero utilizzato e di eventuali additivi, a prodotti (macromolecole) con
diverse strutture e quindi con proprietà diverse:
In
generale, quanto più elevato è il numero delle catene e quindi quanto più
elevato è l'intreccio di tali catene, tanto maggiori
risulteranno la densità, la durezza e la rigidità del polìmero
e tanto minori la lavorabilità (a caldo) e la solubilità in solventi di
analoga natura chimica. POLIMERI
PLASTICI (o PLASTOMERI) (proprietà e classificazione) Le principali proprietà che caratterizzano i polimeri plastici sono:
Classificazione dei plastomeri. I plastomeri possono essere classificati, in base al loro
comportamento all'azione del calore, in:
·
termoplastici,
che
possono passare, ripetutamente, allo stato plastico per riscaldamento e,
viceversa, allo stato rigido per raffreddamento, senza subire trasformazioni
chimiche (materiali reversibili). Fra i materiali termoplastici vanno
menzionate le resine acriliche. Tale tipo di plastomeri
può essere lavorato per compressione, per iniezione, per estrusione e per
laminazione.
·
termoindurenti che,
sotto l'azione del calore, prima rammolliscono e possono essere foggiati, ma
poi, a temperature più elevate, subiscono una modificazione chimica che li
rende permanentemente infusibili e rigidi
(materiali irreversibili). Fra i materiali termoindurenti vanno annoverate le
resine epossidiche. li
metodo più comune di formatura di tale tipo di plastomeri
è per compressione. ‑ RESINE SINTETICHE IN CAMPO DENTALE
(polimeri plastici) Le
resine, in generale, possono essere classificate in due gruppi:
resine naturali e resine sinteliche (o artificiali). Sono
proprio queste ultime (ottenute industrialmente attraverso opportune reazioni
chimiche) che trovano numerose applicazioni in campo
dentale sia come materiali primari per la realizzazione di protesi o parti di
protesi, sia quali costituenti di materiali ausiliari, sia come materiali per
restauri diretti. Le resine
sintetiche utilizzate in campo dentale si possono classificare o in base al
loro impiego (per corone e ponti,
per basi di protesi mobili ... ) o in base alla loro natura chimica Fra le
numerose resine artificiali di uso dentale
attualmente disponibili in commercio, quelle che sono da più lungo tempo
impiegate in molteplici applicazioni e che presentano facile lavorabilità, con
l'ausillo di apparecchiature relativamente semplici
(e quindi poco costose), sono le resine acriliche ed in particolare quelle a
base di
polimetilmetacrilato
(o polimetacrilato
di metile). Tali resine possono essere classificate in due gruppi principali:
·
resine
acriliche polimerizzabili a caldo (o termopolimerizzabili);
·
resine
acriliche polimerizzabili a freddo (o autopolimerizzabili). Per la
costruzione di corone e ponti, sono attualmente
disponibili in commercio altri tipi di resine RESINE
ACRILICHE POLIMERIZZABILI A CALDO I principali
impieghi in campo odontotecnico di tali resine
riguardano: basi per protesi mobili totali e parziali selle per protesi scheletrita,
ribasature permanenti, corone e ponti provvisori, ricopertura
estetica di corone e ponti metallici corone a giacca Per
quanto riguarda i denti prefabbricati (utilizzati in protesi mobile parziale
e totale) si fa presente che sono realizzati (secondo forme
grandezze e colori prestabiliti) dai produttori e sono pertanto reperibili in
commercio già confezionati. Per la ricopertura estetica di
corone e ponti con struttura in lega. sono
estesamente impiegate specifiche resine:
·
resine
acriliche modificate:
·
resine
composite di tipo foto-polimerizzabile. Le prime
sono fornite sotto forma di polvere (polimetilmetacrilato)
e di liquido (tetra-etilen-glicol-dimetil-metacrilato).
Dopo la miscelazione l'impasto è applicato
direttamente sulla struttura metallica delle corone e dei ponti e fatto
polimerizzare in un apposito apparecchio Le seconde
(a base di derivati dei monomero di Bowen) sono fornite in apposite siringhe. già pronte per essere applicate sulla struttura metallica
delle corone e dei ponti: dopo l'applicazione la protesi è posta in un
apposito apparecchio in cui la resina polimerizza sotto l'azione di un fascio
di luce visibile. Le resine
acrifiche termopolimerizzabili,
di cui in commercio ne esiste una vasta gamma a
seconda dello specifico impiego (per basi di protesi per corone e ponti .. .)
sono invece disponibili sotto forma di un liquido
e di una polvere contenuti in
recipienti diversi, pronti per essere mescolati. Il liquido (monomero), è costituito principalmente da un composto chimico organico chiamato metacrilato di metile o metil-metacrilato e in più piccola percentuale da opportuni additivi, tra cui: sostanze inibitrici che evitano la polimerizzazione casuale (dovuta alla luce o a riscaldamenti accidentali) e sostanze atte ad aumentare le caratteristiche meccaniche di durezza e resistenza del polimero finale. La polvere (polimero), è costituita principalmente da particelle
di forma sferoidale 50 ~ 250 pim) ottenute dalla
riduzione in granuli del poli-metil-metacrilato
(quest'ultimo ricavato industrialmente per
polimerizzazione del metil-metacrilato). Sono
inoltre presenti, in più piccola percentuale, opportuni additivi, tra cui:
sostanze atte ad attivare la polimerizzazione (verso i 70°C), sostanze che
aumentano la plasticità e sostanze che impartiscono
colorazioni simili a quelle dei tessuti orali. Miscelazione monomero‑polìmero. Il rapporto monomero/polimero non
è costante, ma varia a seconda delle caratteristiche
dei prodotti impiegati: per le resine acriliche tale proporzione in peso è,
mediamente, pari a 1/2, ossia 0,50 cm3 (0,50
ml) di monòmero per ogni grammo di polimero. La
polvere e il liquido devono essere miscelati tra di
loro in un'apposita scodella di vetro (munita di coperchio), con una spatola
di acciaio inossidabile, sino al momento in cui tutte le particelle di
polvere risultano bagnate completamente dal liquido. Dopo tale
operazione la scodella deve essere chiusa per qualche minuto in modo da
permettere al miscuglio di raggiungere la consistenza idonea per essere
"inzeppato" nella muffola. Ciclo di polimerizzazione delle resine
acriliche a caldo Il ciclo
termico che viene eseguito per la polimerizzazione
delle resine acriliche termopolimerizzabili (formatura per compressione) utilizza,
in oenere, un apposito apparecchio che prende il
nome di polimerizzatore elettrico La formatura delle resine
acriliche a caldo può essere realizzata anche per iniezione utilizzando
apposite apparecchiature; Nella formatura per compressione il cielo termico che utilizza il polimerizzatore elettrico consta in genere delle seguenti operazioni usando una lavorazione detta ciclo termico ad umido :
Il ciclo
termico ora descritto riduce di gran lunga il
pericolo di vuoti interni (porosità) nella
massa della resina (che potrebbero ridurre la resistenza meccanica del
manufatto). Un minor controllo delle porosità si ha quando la polirnerizzazione viene
effettuata immergendo la muffola in un contenitore ripieno d'acqua, lasciando
poi la muffola stessa in bollitura per 30-35 minuti. Si riducono, in tal
caso, i tempi di lavorazione ma aumentano, come già detto, le probabilità di
ottenere un manufatto poroso. Ultimata
la polimerizzazione e raffreddata lentamente la muffola (sempre sotto
pressione), occorrerà liberare la protesi dal gesso e quindi passare alle
operazioni di rifinitura e lucidatura. Il ciclo
termico a secco può essere realizzata in appositi
forni a temperatura di circa 75°C, mediamente per 8 ore; tale metodo è
comunque molto meno ricorrente di quello ad umido. |