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MATERIALI GESSOSI PER MODELLI |
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PROPRIETA' RICHIESTE Al MATERIALI PER MODELLI – I materiali impiegati in campo dentale per la realizzazione di modelli devono possedere: B Un tempo di presa relativamente breve; Massima precisione nella riproduzione di tutti i particolari dell'impronta in cui vengono colati; superfici lisce; un'inerzia chimica elevatissima nei confronti delle sostanze con cui devono venire a contatto; assenza di variazioni dimensionali in seguito alla presa. Il gesso naturale è materiale più adatto considerato anche il basso costo.
Le varietà più comuni del gesso naturale sono: selenite o pietra da gesso (a grandi cristalli, con lucentezza madreperlacea) (2) sericolite (fibrosa, con lucentezza sericea) alabastro (a piccoli cristalli compatto e, in genere, di colore bianco) Per essere commercializzato viene variamente lavorato frantumazione:
i blocchi di minerale, provenienti dalla cava, sono dapprima ridotti in pezzi di grandezza opportuna e quindi purificati dalle sostanze estranee; cottura (o calcinazione): Consiste nel riscaldamento, a pressione e temperatura opportune (che sono mantenute costanti per un certo tempo), in appositi contenitori. In tali condizioni il minerale subisce una parziale disidratazione (con la perdita dei 3/4 dell'acqua di cristallizzazione), trasformandosi in solfato di calcio semi(o emi)-ldrato (detto gesso da presa) secondo la seguente reazione (reversibile) che si verifica fra i 120 130°C 2(CaSO solfato di calcio bi-idrato - solfato di calcio semi-idrato Se durante la cottura si raggiungono temperature tra i 130°C e i 200°C viene rimossa la rimanente acqua di cristallizzazione e si ottiene solfato di calcio anidro (CaSO 4,) con struttura esagonale. Per temperature ancora superiori (200 – 1000°C) si ottiene solfato di calcio anidro (CaSO4), con struttura ortorombica, noto con il nome di gesso idraulico. La cottura può essere eseguita a secco (nel forno) o a umido (in autoclave).Nel primo caso il solfato di calcio b-idrato viene cotto a pressione atmosferica e ad una temperatura in genere di 1280°C (per 15---20 min.) in forni aperti, di ferro ed a forma cilindrica (verticali e rotativi). Con tale tipo di cottura si ottiene un solfato di calcio semi-idrato costituito da cristalli Piuttosto grandi e irregolari, che prende il nome di semi-idrato ß (beta) o gesso tenero, detto anche pasta di Parigi, per il fatto che i primi giacimenti di gesso, largamente sfruttati, si trovavano nei pressi di tale città. In questo tipo di semi-idrato gli spazi intercristallini risultano rilevanti e quindi sarà necessaria, per l'impasto, una notevole quantità di acqua. Nel secondo caso, si può operare in due maniere: in autoclave, recipiente a chiusura ermetica (ossia rigorosamente sepa rato dall'ambiente esterno), sotto pressione, in presenza di vapor acqueo, da cui si ottiene un semi-idrato a cristalli più piccoli dei precedenti, di forma cuboidale, che prende il nome di semi-idrato a (alfa) o gesso duro. In questo tipo di semi-idrato gli spazi intercristallini sono più piccoli di quelli del semi-idrato per cui l'impasto necessiterà di un minor quantitativo di acqua; in autoclave, sotto pressione, in presenza di una soluzione salina, in genere al 30% di cloruro di calcio anidro (CaCl2) che è un energico disidratante, e alla temperatura di ebollizione di tale soluzione. Con tale tipo di cottura si ottiene un solfato di calcio semi-idrato costituito da cristalli di forma prismatica, ancor più piccoli e regolari dei tipi precedenti, che prende il nome di semi-idrato a modificato o gesso extra duro. Gli spazi intercristallini, in tale tipo di semi-idrato, sono piccolissími e a struttura Più compatta, per cui l'impasto necessiterà di un quantitativo di acqua minore di tutti e tre i tipi ora visti. macinazione: Ultimata la fase della cottura, il semi-idrato è lasciato essiccare per un certo periodo di tempo dopodiché è portato nei frantoi nei. quali è ridotto in polvere, la cui finezza dipenderà dal grado di macinazione. setacciatura: consiste nel far passare la polvere attraverso delle maglie (setacci) di grandezza opportuna. La parte più grossa, ovvero quella che rimane sul setaccio, viene recuperata e macinata nuovamente. Alle polveri così ottenute verranno poi aggiunte, da parte del costruttore, a seconda del tipo di semi-idrato, opportune sostanze chimiche (sostanze modificatrici), che prendono il nome di additivi |