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IL “RISCATTO” DI WELBY |
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Avuta
la notizia della morte di Piergiorgio Welby (20 dicembre scorso), avevo
accumulato parole “a caldo”, come le tante, troppe, vomitate in quei giorni.
Volevo
sottrarre quelle parole alla facile retorica e a quel pietismo tanto in auge
con l’approssimarsi del Natale. Le ho tenute in salamoia.
Attendevo
un evento che restituisse alla morte di un uomo la dignità perduta in quella
vita che tale non era più da troppo tempo.
La
dignità perduta sotto i colpi dei moralisti, pronti a stracciarsi le vesti in
“difesa della vita”. Salvo poi negare, nei fatti, ogni benché minima
comprensione umana.
Fino
all’affronto finale del funerale religioso negato, nonostante le richieste
dell’anziana e religiosissima madre.
Aspettavo
un segno concreto, lontano dalle inconcludenti e stucchevoli polemiche degli
ultimi tempi.
Quel
segno finalmente è arrivato: l’1 febbraio scorso l’Ordine dei Medici di Cremona
ha di fatto assolto il dott. Mario Riccio, l’anestesista autore di quel “gesto
di pietà”tanto invocato da uno sfinito Welby.
L’Ordine
ha riconosciuto la piena correttezza etica dell’operato di Riccio e,
indirettamente, ha dato legittimità alla volontà di Welby, suicida per quanto
si vuole…ma cosa si uccide se non il dolore di una resa sofferta?
Intanto
Un
passo avanti, ma ancora timido: prima vanno schivate quelle sabbie mobili che
spesso ingoiano ogni ipotesi di cambiamento in Italia in tema di diritti
civili.
P.S
Le sabbie mobili? Sapete a chi mi riferisco…
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