DICO…ANZI, NON “DICO”


Mi accingevo a raccogliere idee e pensieri intorno alla baraonda sui PACS…pardon, sui DICO.

Le parole avevano già preso forma, stimolate anche dalle polemiche, come il battibecco tra l’on. Luxuria e l’on. Carfagna, soubrette prestata alla politica (?!).

Ma non avevo fatto i conti col misterioso ed evidente masochismo che si porta dietro una certa sinistra. Avevo anche sottovalutato le spinte neocentriste, che hanno volti diversi tra poteri forti, Vaticano e vecchi fantasmi democristiani.

Mentre scrivo non so quale nome avrà il nuovo governo o quale mostro verrà partorito. So solo che tutto ciò che di buono (non tanto, ma ci si accontenta) era stato fatto o progettato verrà annullato o, ben che vada, annacquato.

Ecco il punto: ciò che l’arte del compromesso politico aveva ribattezzato DICO (PACS era troppo osè per i puri di cuore dei Teodem), è stato immolato dal Prof. Prodi sull’altare della stabilità, per la disperata ricerca di voti freschi al Senato.

Povero Prodi: in fondo che colpa ha, se la “porcata” di Calderoli lo ha messo alle strette al Senato? Che colpa gli si può imputare, se non l’ostinazione nel guidare una coalizione litigiosa e ingombrante? Se non hai un tuo partito sei sempre sotto ricatto e questo Prodi lo sapeva.

Il terrore panico di vedere Berlusconi di nuovo al potere non è bastato ai senatori Turigliatto e Rossi. Né si poteva contare sui senatori a vita, anziani e cagionevoli come il “compagno” Scalfaro.

Si doveva guardare alla sinistra radicale, che in questi mesi aveva dato (salvo la pattuglia di dissidenti) prova di grande fedeltà.

Senza il Professore, Diliberto e compagni starebbero all’opposizione a vita. Quello che, temo, capiterà presto non solo a loro ma, soprattutto, a chi nutriva speranze di cambiamento in tema di diritti civili e di lavoro.