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Il professor Chadwick dell'università di Cambridge collaborò, con Michael Ventris nei primi anni 1950, alla fase finale e decisiva della decifrazione della lineare B cretese. Il suo libro di cui più sotto é visibile la copertina racconta le vicende di questa singolare avventura. Nel capitolo V del libro viene confrontata la decifrazione con la crittografia e viene fatta la seguente considerazione:tutte le decifrazioni di scritture scomparse sono delle vere e proprie imprese della mente e dello spirito umano. A volte la decifrazione riguarda
Il caso della lineare B cretese è assai singolare in quanto venne decifrata una lingua inizialmente sconosciuta espressa con una scrittura sconosciuta e per di più senza l'ausilio di un documento bilingue. La storia di questa decifrazione ebbe inizio negli ultimi anni del 1800 con gli scavi dell'archeologo inglese Evans ,il quale identificò tre tipi di scrittura nell'isola di Creta: uno di tipo geroglifico e due di tipo lineare, note come lineare A e lineare B. Il geroglifico e la lineare A sono ancora sconosciuti, la lineare B fu decifrata da Michael Ventris uno studioso che si può definire dilettante in quanto non era nè archeologo di professione nè esperto conoscitore di lingue antiche. Ventris era un architetto inglese che si appassionò al problema della lineare B cretese dopo avere assistito, giovanissimo(14 anni), ad una conferenza del prof. Evans negli anni 1930. Durante la II guerra mondiale fu a Creta perchè in forza all'aviazione britannica (era ufficiale navigatore sui bombardieri della R.A.F.) ed ebbe modo di visitare i posti e di esaminare molto del materiale ritrovato nell'isola. questo materiale era essenzialmente costituito da tavolette di argilla cruda dove i segni venivano tracciati con uno stilo appuntito e poi seccate al sole. La decifrazione di questa scrittura cretese venne ostacolata dall'esistenza di un pregiudizio storico. Si riteneva, sulla scorta del mito di Teseo , che i cretesi erano acerrimi nemici dei Greci e che quindi erano una popolazione semita o comunque non ellenica. Sulla loro lingua vennero avanzate molte ipotesi (etrusco, basco, ittita). La scrittura era sicuramente sillabica in quanti i segni di cui essa era costituita erano alcune decine,troppi per essere fonetica (ogni segno un suono come in un alfabeto) e troppo pochi per essere ideografica come la scrittura cinese. La decifrazione cominciò dall'esame della scrittura sillabica di Cipro (sillabario cipriota). questa scrittura presentava alcuni segni praticamente identici a quelli della lineare B cretese. La scrittura cipriota fu decifrata e la relativa lingua fu conosciuta per via del ritrovamento, a Idalion) di un documento bilingue. Taluni studiosi provarono, anche prima di Ventris, ad attribuire ai segni della scrittura lineare B cretese il valore del segno del sillabario cipriota. La seconda tappa fu quella di provare questi valori sillabici per i nomi di luoghi partendo dall'ipotesi che la toponomastica sopravvive inalterata o quasi per molti secoli e per varie popolazioni. Ritornato in patria dopo la guerra, Ventris scrisse ai più noti studiosi dell'argomento proponendo lo scambio di informazioni (appunti) in modo da accelerare eventuali progressi. La terza tappa fu quella di stabilire se la lingua della lineare B fosse una lingua flessiva ossia se avesse, come il greco o il latino, desinenze per i casi oppure per il genere o per plurale o singolare. in questo caso si sarebbero dovuto trovare sequenze di segni quasi identiche e diverse per il finale. La ricercatrice americana Alice Kobler pubblicò i cosiddetti terzetti |
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da questi risultò chiaramente che si trattava di una lingua flessiva.Ma quale? La civiltà cretese non era greca (questo era il pregiudizio storico basato sul mito di Teseo e su quelli ad esso collegato di Minosse, il Minotauro ed il labirinto). anche quando vennero trovati tavolette d'argilla scritte in lineare B nel peloponneso (a Pilo), numerosi studiosi si affannarono a spiegare il fatto nei modi più strani. Ad esempio fu ipotizzato che i micenei (che popolavano Pilo) avessero compiuto incursioni a Creta portandosi dietro come bottino di guerra le tavolette. Il prof. Chadwick, partecipò,su richiesta di Ventris alla parte finale della decifrazione e la racconta nel libro la cui copertina è riportata qui sotto |