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Nel suo
magnifico libro Civiltà Sepolte, C.W. Ceram
(pseudonimo di Kurt Wilhelm Marek),racconta la storia delle
scoperte archeologiche. Non è l'unico libro che questo autore,
giornalista-scrittore, dedica al racconto di questa stupenda avventura
che è l'archeologia. Lo stesso autore ha pubblicato altri libri:
-
1955 "Il
libro delle rupi. Alla scoperta dell'impero degli Ittiti" (Enge
Schlucht und schwarzer Berg. Die Entdeckung des Hethiterreiches),
Ed.
Einaudi
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1957 "Civiltà
al sole" (Götter, Gräber und Gelehrte im Bild), Ed.
Mondadori
-
1960 "Provokatorische
Notizen"
-
1965 "I
detectives dell'archeologia. Le grandi scoperte archeologiche nel
racconto dei protagonisti" Ed.
Einaudi (ISBN
8806131699)
-
1972 "Il
primo americano. Archeologia e preistoria del Nordamerica." (Der
erste Amerikaner), Ceram C.W., Marek H., Ed.
Einaudi
Ceram è
un narratore notevolissimo. L'archeologia è diventata una meravigliosa
avventura grazie al suo modo di raccontarne le vicende. La storia della
decifrazione delle scritture cuneiformi viene narrata dall'inizio, nel
suo libro Civiltà Sepolte.
L'Europa ebbe notizia delle scritture cuneiformi a partire
dal XVII secolo. Il viaggiatore italiano Piero Della Valle mandò in
Italia le prime copie di questa scrittura nel 1621.Si era imbattuto nei pressi di Persepoli in una misteriosa scrittura
diffusa un po' ovunque su monumenti e mattoni. I primi caratteri
cuneiformi raggiunsero così l'Europa.. Iniziava la lunga e tortuosa
sfida alla decifrazione della scrittura cuneiforme. Secondo molti questa
è la prima scrittura
inventata dall'uomo, alla decifrazione della quale hanno contribuito diversi illustri ricercatori.
Un primo prezioso contributo venne da C. Niebuhr: egli riconobbe, nelle
iscrizioni da lui copiate in Persia, tre diversi tipi di scrittura
cuneiforme che
corrispondevano a tre diverse lingue: l'antico persiano, nel quale
individuò 42 caratteri "alfabetici", l'elamita é il più difficile,
composto da un elevato
numero di segni, quello che sarà definito in seguito il babilonese.
Successivamente, F. Münter scoprì che il cuneo obliquo nelle iscrizioni
persiane aveva
la funzione di separare le parole.
Il tedesco G. F. Grotefend, all'inizio dell'Ottocento giunse a una prima
parziale decifrazione del cuneiforme. Riuscì a isolare 15 caratteri
alfabetici, di cui 11 si rivelarono in seguito esatti. Il 1835 è un anno
decisivo per la decifrazione dell'antico persiano: la scoperta a
Behistun di un'iscrizione trilingue che conteneva numerosi nomi di
persona
e un certo numero di toponimi, già in parte noti, consentiva a H.C.
Rawlinson di isolare tutti i 42 segni di cui si compone l'antico
persiano e di completare la decifrazione della prima lingua. Con la
decifrazione della prima scrittura, gli studiosi furono in grado di
affrontare le altre due iscrizioni.La seconda scrittura, che verrà
definita elamita dal nome della regione in cui era in uso (Elam, a ovest
del corso inferiore del Tigri), fu decifrata dall'inglese
E. Norris che individuò una scrittura sillabica formata da 111 segni. La
terza colonna dell'iscrizione trilingue annovera circa cinquecento
caratteri. Fu E. Hinks a intuire la struttura complessa di questa
scrittura. A causa dell'alto numero di segni non poteva trattarsi di una
scrittura alfabetica né tantomeno puramente sillabica, ma nessuno
avrebbe mai potuto immaginare che in essa potessero coesistere sistemi
diversi, perfettamente integrati in una scrittura che mescola sillabe
semplici o complesse (sillabogrammi) a logogrammi. Così, ad esempio, un
segno può avere valore fonetico, cioè esprimere un suono, o logografico,
cioè esprimere un concetto. Inoltre uno stesso segno può avere valori
fonetici diversi (polifonia) ed è anche possibile che segni diversi
abbiano lo stesso suono (omofonia). A complicare ulteriormente le
cose,esiste un'altra categoria di segni, detti determinativi, che,
anteposti o posposti a una parola, ne indicano la categoria di
appartenenza (sesso, divinità,
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Colonna centrale delle iscrizioni di Bisotun, quella a cui
si dedicò Gotefrend |
Una scommessa quasi impossibile
Georg Friedrich Grotefend nasce
il 9
giugno 1775 in Germania, frequentò corsi
di Filología all'università de Göttingen,nel
1797 e cominciò ad insegnare come assistente insegnante presso
il Liceo nella stessa città. Nel 1803, grazie
alla pubblicazione di un eccellente lavoro, fu nominato
prorettore del Liceo di Frankfurt e poi co-rettore; nel
1817 fondó una associazione filologica dedicata allo studio della
sua lingua, il tedesco; nel 1821 fu nominato direttore del Liceo di
Hannover, posto che occupó fino al suo pensionamento nel 1849, come
risulta da documenti ufficiali. Ha studiato
filologia all'Università di Gottinga , mediante la pubblicazione di un ottimo
lavoro, è stato nominato pro-rettore della Scuola di Francoforte
e al di là di co-rettore, nel 1817 fondò una società dedicata
allo studio della filologia della sua lingua, il tedesco, e nel
1821 è stato nominato direttore della Scuola di Hannover, una
posizione che mantenne fino al suo pensionamento nel 1849, come
risulta da documenti ufficiali.
Morì il 15 dicembre
1853.
Nonostante una vita
apparentemente ordinata, tranquilla, modesta e priva di
stravaganza, Grotefend commise
anche
qualche follia che la
storia deve ringraziare: i ventisette anni, trovato in un pub
con un amico e dopo aver bevuto un po ', ebbel'idea di una
scommessa davvero assurda.
Scommise di trovare la chiave per decifrare la scrittura
cuneiforme degli antichi
persiani.
Tutto che aveva a disposizione erano alcune cattive
copie di iscrizioni trovate nella città antica di Persepolis.
Pero affrontó il problema con giovanile incoscienza e, grazie
al suo straordinario ingegno, trovò ciò che i migliori specialisti dell'
epoca avevano considerato impossibile.
E così si dice che abbia vinto la scommessa.
. Nel 1802,
appena un anno più tardi, presentò alla Accademia delle
Scienze di Gottinga i primi risultati della sua ricerca:
Elementi per l'interpretazione della
cuneiforme
di Ppersepoli.
Opere
sono che sono ancora oggi tra le più conosciute attività di lavoro filologico
dell'epoca e versioni successive. |
Grotefend al lavoro
Tornando alle iscrizioni, quelle analizzate da Grotefend erano
ripartite su tre colonne riempite da caratteri notevolmente
diversi fra una colonna e l’altra. Cosa poteva essere se non la
descrizione del medesimo fatto in tre lingue diverse! Era
probabile che i fatti di cui quelle iscrizioni parlavano
dovevano aver coinvolto più stati e più culture, di quei fatti
dovevano essere consapevoli dominatori e dominati, alleati e
paesi neutrali. Non poteva quindi che trattarsi di gesta
memorabili nella storia dell’impero persiano, e probabilmente le
iscrizioni commemoravano fortunate campagne di conquista.
Inevitabile dunque pensare che una delle tre lingue fosse
persiano antico.
Come avrebbero potuto essere descritte le gesta dei sovrani
persiani? Grotefend ipotizzò che fosse improbabile che venissero
mutate d’un tratto certe consuetudini nelle iscrizioni dei
monumenti. Per esempio il "riposa in pace" delle tombe del suo
paese si trovava sulle tombe dei suoi avi e su quelle degli avi
degli avi e si sarebbe trovato sulle tombe dei figli e su quelle
dei figli dei figli. Perché non si sarebbe dovuto trovare il
consueto esordio dei monumenti persiani islamici anche in quelli
della Persia antica? Perché le iscrizioni di Persepoli non
avrebbero dovuto iniziare con lo stereotipato elenco genealogico
e di titoli come
X
gran re, re dei re, re di A e di B , figlio di Y, gran re, re
dei re, figlio di Z, ecc. come si vede qui sotto

Esempi di questa consuetudine si incontrano ripetutamente. Per
esempio nella stele di Rosetta (tradotta
da Champollion circa
30 anni dopo Grotefend):
"Nel regno di Tolomeo, figlio di Tolomeo e Arsinoe, dio fratello
e dea sorella, il nono anno, apollonide, figlio di Mossio,
sacerdote di Alessandro."
dal II libro dei Re:
"Nell'anno terzo di Osea, figlio di Ela, re di Israele, divenne
re Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda"
da un epigrafe augustea:
"Sotto l’imperatore Cesare Augusto, figlio del divino Cesare,
nel terzo anno dopo il suo divino consolato."
Oppure da un editto di Carlo Magno:
"Carlo per grazia di Dio re dei Franchi e dei Longobardi e
patrizio dei Romani, ecc.
oppure, 400 anni dopo, dalla Magna Charta
(1215):
"Giovanni, per grazia di Dio re d’Inghilterra, signore
d’Irlanda, Duca di Normandia e di Aquitania e conte d’Angiò, ai
suoi sudditi…
oppure, 300 anni più tardi, dal resoconto sulla conquista del
Perù di Guaman Poma de Ayala:
"Anno del 1525, Papa Clemente VII del suo pontificato tre,
Imperatore Carlo V del suo impero sette e del suo regno delle
Americhe cinque".
In effetti nelle epigrafi di Grotefend, vi erano parole che si
ripetevano con frequenza nella prima parte dell’iscrizione in
tutte e tre le colonne e fra queste era molto probabile trovare
la parola re o sovrano nonché i nomi dei sovrani. Grotefend
esaminò numerosi documenti di Persepoli e quasi tutti iniziavano
con uno di due possibili gruppi di cunei, a cui seguiva sempre
un termine che sicuramente stava a indicare la parola
re. Trovò
iscrizioni che contenevano entrambi i nomi, iscrizioni che
contenevano uno solo e sempre solo quello dei due nomi.
Tutte le iscrizioni provenivano da edifici dove, nei
bassorilievi e nelle sculture, venivano commemorati sempre e
solo due sovrani. E poiché questi due sovrani erano nominati uno
accanto all’altro era verosimile che si trattasse di padre e
figlio.
Lo schema a cui giunse Grotefend fu:
X-re, figlio di Z
oppure
Y-re, figlio di X-re
Adesso non rimaneva che cercare la genealogia dove padre e
figlio furono re, ma non il nonno. Grotefend puntò subito alla
dinastia degli Achemenidi, registrata dagli
storici greci con grande attendibilità: Ciro, Cambise, Istape,
Dario e Serse, di questi solo Istape non fu sovrano quindi X era
Dario e Y era Serse. Sfruttando la pronuncia in persiano antico.
Non approfondirò (per mancanza della dovuta competenza
specifica) il discorso sulla fonetica dei nomi che
consentì di identificare la lingua della colonna centrale come
una forma antica di persiano, nella quale Dario suonava più o
meno come Darayawaush.
Seguirono poi correzioni e perfezionamenti e ci vollero più di
trent'anni prima che si effettuassero nuove e decisive scoperte
ma a Grotefend spetta la priorità della scoperta decisiva che
permise l'interpretazione storica dei grandi scavi della
Mesopotamia.
E' interessante ricordare che proprio in occasione del
bicentenario della nascita di Grotefend, durante un workshop
internazionale, il nostro Giovanni Pettinato rese nota la chiave
di traduzione della lingua eblaita.
Ecco
alcuni caratteri e sillabe decifrate da Gotefrend |

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