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La teologia del pensiero unico |
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Il Papa ha infatti cercato di reagire alla
progressiva secolarizzazione del mondo in cui si è trovato immerso,
reagendo con forza e chiudendo la sua Chiesa in un monolitico eremo
mass-mediatico. Mi spiego: la prima sconfitta di questo Papa è
rappresentata dal fatto che la società che ha cercato di evangelizzare, si
è progressivamente allontanata dallo spirito cristiano per approdare
tranquillamente allo spirito del mercato. Basterebbe un bel viaggio nella
Sua amata Polonia e nei Paesi dell’Est, per trovare società
ultraliberiste, decadute nei valori e nelle tradizioni. Ovvero si è
trasformata in ciò che di peggiore ha l’occidente. Per reazione la Chiesa
è tornata indietro, ha avviato un processo conservatore per salvare, una
volta perse le pecore del gregge, almeno il pastore. L’intelligenza
dell’entourage papale, ha capito l’importanza che, in una società
tecnologicamente avanzata, rivestono i mezzi di comunicazione e, a questo
punto, il pontificato si è trasformato in uno show studiato nei minimi
particolari, perfetto per una società dove, se non appari in tv, non
esisti. Dalla sua torre d’avorio, il Papa ha poi
benedetto, in nome dello spirito anticomunista imperante, alcuni tra i
peggiori criminali che lo scorso secolo abbia conosciuto: Pinochet, i
filo-nazisti Stepinac (croato) e Tiso (slovacco), e sostenuto, forse nel
suo momento più delicato, il tanto criticato Fidel
Castro. A questo punto non deve sorprenderci come, in nome
della diffusione teologica cattolica romana, Papa Giovanni Paolo II, abbia
preferito ricucire i rapporti con Ebrei e Mussulmani, piuttosto che quelli
con la Chiesa ortodossa e con i Protestanti, ovvero con i maggiori
concorrenti nella conquista delle anime all’interno della cristianità
stessa, forse anche per paura di dover concedere qualcosa sulla questione
del primato del vescovo di Roma. Ereditiamo, quindi, una Chiesa profondamente in
crisi che affida alla propaganda mediatica, spesso irritante nella
quantità e nella qualità, la speranza di contenere la fuga dalla
cattolicità in atto da diversi anni. Una Chiesa che crea fenomeni popolari di massa,
come i “papa-boys”, e li cavalca strumentalizzandoli a proprio vantaggio;
una Chiesa piena di contraddizioni che all’epoca della guerra dei Balcani
tace sui massacri compiuti dai cattolici ed appoggia i nazionalismi in
funzione anticomunista ed antimussulmana, per parlare oggi di pace con la
paura di uno scontro fisico tra religioni. Ed è qui il più grande fallimento del Papa: essere
riuscito (almeno in parte) a guidare il proprio gregge di persone comuni,
ma non aver avuto nessuna influenza davanti ai poteri realmente forti dei
militari e dei politici al servizio del mercato. Tranne che nei confronti della classe politica
italiana, influenzata profondamente nel suo legiferare, criticata
apertamente con buona pace del principio di laicità dello Stato, ed offesa
profondamente con la beatificazione di Pio IX, autore del non expedit con la conseguente
scomunica dei cattolici politicamente attivi. Giovanni Paolo II è stato quindi il Papa che ha
cercato di portare il pensiero unico all’interno della nostra società,
fallendo, esattamente come erano riusciti a fare, certamente in altre
epoche e contesti, dittatori e monarchi assoluti ben peggiori di
Lui. Valerio
Fratini scritto nel maggio 2005 |