Valerio Fratini ,alunno della V classe del serale odontotecnici dell'IPSIA  "Meucci"  di Cagliari, ha scritto il seguente pezzo, per un tema in classe sotto forma di saggio breve. Su mia richiesta accetta la pubblicazione nel sito della scuola:

La teologia del pensiero unico  

 Il re è morto. Non mi riferisco a Ranieri di Monaco, ma a Karol Wojtyla, l’ultimo esponente della monarchia assoluta più longeva del pianeta, circa 2000 anni. è morto il più grande comunicatore che la storia della Chiesa abbia mai avuto, l’unico in grado, al pari delle reazioni politiche italiane dopo le elezioni, di far passare ogni sconfitta come una grande vittoria. Non credo che sia possibile criticare il pontificato di Papa Giovanni Paolo II sul piano delle mancate aperture al mondo cattolico o  su questioni squisitamente dottrinali, ma reputo possibile criticare tale pontificato per quanto riguarda l’influenza che, volenti o nolenti, esso ha esercitato sulla nostra società. 

Il Papa ha infatti cercato di reagire alla progressiva secolarizzazione del mondo in cui si è trovato immerso, reagendo con forza e chiudendo la sua Chiesa in un monolitico eremo mass-mediatico. Mi spiego: la prima sconfitta di questo Papa è rappresentata dal fatto che la società che ha cercato di evangelizzare, si è progressivamente allontanata dallo spirito cristiano per approdare tranquillamente allo spirito del mercato. Basterebbe un bel viaggio nella Sua amata Polonia e nei Paesi dell’Est, per trovare società ultraliberiste, decadute nei valori e nelle tradizioni. Ovvero si è trasformata in ciò che di peggiore ha l’occidente. Per reazione la Chiesa è tornata indietro, ha avviato un processo conservatore per salvare, una volta perse le pecore del gregge, almeno il pastore. L’intelligenza dell’entourage papale, ha capito l’importanza che, in una società tecnologicamente avanzata, rivestono i mezzi di comunicazione e, a questo punto, il pontificato si è trasformato in uno show studiato nei minimi particolari, perfetto per una società dove, se non appari in tv, non esisti. 

Dalla sua torre d’avorio, il Papa ha poi benedetto, in nome dello spirito anticomunista imperante, alcuni tra i peggiori criminali che lo scorso secolo abbia conosciuto: Pinochet, i filo-nazisti Stepinac (croato) e Tiso (slovacco), e sostenuto, forse nel suo momento più delicato, il tanto criticato Fidel Castro.

A questo punto non deve sorprenderci come, in nome della diffusione teologica cattolica romana, Papa Giovanni Paolo II, abbia preferito ricucire i rapporti con Ebrei e Mussulmani, piuttosto che quelli con la Chiesa ortodossa e con i Protestanti, ovvero con i maggiori concorrenti nella conquista delle anime all’interno della cristianità stessa, forse anche per paura di dover concedere qualcosa sulla questione del primato del vescovo di Roma.  

Ereditiamo, quindi, una Chiesa profondamente in crisi che affida alla propaganda mediatica, spesso irritante nella quantità e nella qualità, la speranza di contenere la fuga dalla cattolicità in atto da diversi anni.

Una Chiesa che crea fenomeni popolari di massa, come i “papa-boys”, e li cavalca strumentalizzandoli a proprio vantaggio; una Chiesa piena di contraddizioni che all’epoca della guerra dei Balcani tace sui massacri compiuti dai cattolici ed appoggia i nazionalismi in funzione anticomunista ed antimussulmana, per parlare oggi di pace con la paura di uno scontro fisico tra religioni.  

Ed è qui il più grande fallimento del Papa: essere riuscito (almeno in parte) a guidare il proprio gregge di persone comuni, ma non aver avuto nessuna influenza davanti ai poteri realmente forti dei militari e dei politici al servizio del mercato.

Tranne che nei confronti della classe politica italiana, influenzata profondamente nel suo legiferare, criticata apertamente con buona pace del principio di laicità dello Stato, ed offesa profondamente con la beatificazione di Pio IX, autore del non expedit con la conseguente scomunica dei cattolici politicamente attivi. 

Giovanni Paolo II è stato quindi il Papa che ha cercato di portare il pensiero unico all’interno della nostra società, fallendo, esattamente come erano riusciti a fare, certamente in altre epoche e contesti, dittatori e monarchi assoluti ben peggiori di Lui. 

Valerio Fratini

scritto nel maggio 2005