Il vetro
dal sito:http://www.glassway.org/vetro/index.cfm?glass=1,12,0,0
Il vetro si ottiene per fusione in un forno ad alta
temperatura di una miscela omogenea di minerali (miscela vetrificabile), detti
materie prime, mescolati in opportune proporzioni in peso, e di rottame di
vetro.
Le aggiunte delle materie prime sono calcolate in peso, facendo riferimento a
100 Kg di sabbia. Tutti i componenti la miscela sono in polvere e le dimensioni
dei grani hanno una grande importanza per la riuscita della fusione. Se le
polveri sono troppo fini vi sono problemi di spolverio, cioè di dispersione del
prodotto nella camera fusoria e nell'ambiente attraverso i fumi, prima che abbia
avuto il tempo per reagire. Se, invece, sono troppo grossolane, vi sono problemi
di omogeneità della miscela; la silice, la materia prima più altofondente, è la
più delicata da questo punto di vista. Grani troppo grossi non riuscirebbero a
fondere; grani troppo fini si possono segregare (impaccare) e, non miscelandosi
omogeneamente con le altre materie prime, risulterebbero anch'essi infusibili.
L'omogeneità della miscela è importantissima e, per favorirla, oltre alla
dimensione dei grani delle singole materie prime (granulometria), è fondamentale
la buona la qualità della miscelazione e l'aggiunta di piccole quantità di acqua
(2-4%) che impedisce la separazione tra le fasi.
Fino alla fine del XVIII secolo, le ceneri vegetali, la silice (biossido di
silicio: SiO2)e pochi altri composti erano
praticamente gli unici componenti della miscela. Ma, da quando la scienza ha
sviluppato la chimica moderna, anche l'industria vetraria ha fatto rapidi
progressi ed i suoi prodotti hanno raggiunto già verso la fine del XIX secolo un
alto grado di diversificazione e perfezione.
Da una parte, lo sviluppo della teoria del calore ha dato alle vetrerie la
possibilità di usare combustibili diversi dal legno, d'altra parte, l'industria
chimica ha creato nuovi materiali refrattari in grado di resistere a più alte
temperature e nuove materie prime più economiche. Fra queste i più importanti
sono sicuramente i composti alcalini di sintesi, indispensabili per fondere la
silice.
Per abbassare la temperatura di fusione del quarzo (circa
1700 °C) si aggiunge un fondente, generalmente l'ossido di sodio. Nella
produzione attuale esso viene aggiunto sottoforma di carbonato (soda) o nitrato.
Qualunque sia la sua origine, naturale o artificiale, la soda, a circa 800°, si
decompone in anidride carbonica (gas) ed ossido di sodio. Quest'ultimo ha la
capacità di reagire, allo stato solido, con la silice trasformando il quarzo in
silicati di sodio che fondono a più bassa temperatura.
Allo stesso modo si comporta la potassa o carbonato di potassio (K2CO3),
anch'essa prodotta oggi industrialmente. Oltre a rendere più fusibile la silice,
la soda (o potassa) ha la proprietà di allungare l'intervallo di temperature
entro il quale il vetro solidifica (intervallo di lavorazione), e rende, come si
dice in gergo, il vetro più lungo.
Il fondente in epoca romana ed altomedioevale era il natron, carbonato di
sodio(Na2CO3),
naturale che si trova nei laghi salati del Medio Oriente. Il vetro, fuso in
Siria, Egitto o in Libano con sabbie siliceo-calcaree locali, veniva esportato
sottoforma di blocchi di vetro grezzo per essere rifuso e lavorato in centri
vetrari diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo e nel nord Europa.
Nel medioevo il natron fu sostituito da ceneri vegetali. In dipendenza della
dislocazione geografica delle vetrerie, le piante che venivano bruciate potevano
essere di origine marina o terrestre. Dalle prime, che furono usate
prevalentemente nell'area mediterranea, si ricavava soda, dalle ceneri di piante
continentali (quercia, faggio, felce, ...), usate principalmente nel nord
Europa, si otteneva la potassa.
Non essendo ancora possibile eseguire analisi chimiche per determinare nelle
ceneri il tenore dei carbonati alcalini (in genere molto basso e variabile), i
vetrai ne giudicavano la qualità dal colore, dall'odore e con l'aiuto del gusto.
Quando si voleva produrre vetro puro ed incolore era necessario estrarre dalle
ceneri il carbonato di sodio (o potassio) mediante lisciviazione,sciogliendo in
acqua bollente le ceneri e filtrando il residuo insolubilei. Dopo lisciviazione,
dalle migliori ceneri si poteva ottenere circa il 40% di sali alcalini (
carbonati, solfati e cloruri ). Fu questo il principale segreto dei vetrai
veneziani che portò all'invenzione del cristallo, un vetro così limpido ed
incolore da essere paragonabile al cristallo di rocca (quarzo). Solo alla fine
del '700, in Francia, si cominciò a produrre soda in modo artificiale, usando,
come materia prima, il cloruro di sodio (sale marino o salgemma). Nel 1791
Nicolas Leblanc mette a punto un processo per la produzione di soda arificiale,
molto più ricca in carbonato di sodio dei fondenti naturali, ma contenente
ancora molte impurità. Con questo metodo si arrivò ad ottenere un prodotto
contenente il 70-75% di carbonato di sodio. Uno degli inconvenienti del processo
Leblanc era però l'alto costo di produzione.
Nel 1865, in Belgio, è stato messo a punto un nuovo processo per estrarre il
sodio dalle acque marine, mediante trattamento con ammoniaca, per trasformalo
poi in carbonato di sodio. E' il processo Solvay che fornisce soda di gran lunga
migliore e più economica e che, opportunamente perfezionato, è tuttora
utilizzato.
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