Le resina
sintetiche
In
campo dentale vengono largamente utilizzate le materie plastiche, comunemente
denominate resine sintetiche o semplicemente resine. Le resine sintetiche
impiegabili per la costruzione di protesi si possono classificare in base al loro
impiego nel seguente modo:
1)
Resina per
basi di protesi mobili totali e parziali.
2)
Resine per
ribasature e ribasature.
3)
Resina per la
costruzione di portaimpronte
4)
Resine
ricopertura estetica di ponti e corone
5)
Resine per
denti artificiali
Qui di seguito, per dare una giusta continuità argomentativa a questo lavoro, tratteremo in particolare le resine per basi di protesi totali o parziali.
Avorio, porcellana e placche metalliche d’oro
stampate. Questi i materiali utilizzati nel passato per la realizzazione delle
protesi totali.
A fianco di questi,
per la realizzazione delle basi protesiche si ricorreva all’ebanite, alla
celluloide, alla bachelite e alle resine viniliche.
L’introduzione
della vulcanizzazione della gomma, dovuta all’ingegno dello statunitense C.
Goodyear nel 1839, portò alla realizzazione dell’ebanite che per molti anni
venne utilizzata per la realizzazione delle basi per protesi.
Sebbene utilizzati per molto tempo, questi materiali presentavano diversi inconvenienti e le protesi realizzate risultavano decisamente poco confortevoli.
Bisognerà aspettare il 1937 per assistere
all’introduzione delle resine acriliche utilizzate a questo scopo. Una volta
aperta la strada, seguirono altre resine sintetiche quali i copolimeri
vinil-acrilici, il polistirene, i policarbonati, il nylon, i poliacrilati
idrofili, le resine acriliche rinforzate con gomma.
6.1 – Tipi
di resine per basi di protesi
Attualmente vengono utilizzate diverse
resine sintetiche per basi protesiche, generalmente suddivise nei seguenti
gruppi:
-
resine acriliche a base di polimetimetacrilato;
-
resine acriliche modificate ad elevata resistenza agli
urti rinforzate con gomma; idrofile a base di drossietilmetacrilato;
-
Resine vinil-acriliche.
6.1.1–
Resine acriliche a base di polimetilmetacrilato
Le resine acriliche a base
di polimetilmetacrilato sono le più comunemente usate per la costruzione di
basi protesiche e pertanto esse verranno trattate nel seguito in maniera
particolarmente approfondita.
Il
polimetilmetacrilato è una resina
acrilica ottenuta dalla polimerizzazione
del metilmetacrilato o metacrilato di
metile. Il metilmetacrilato è l’etere metilico dell’acido metacrilico come
riportato nella figura 1
Come si può notare,
il metilmetacrilato si ottiene dall’acido metacrilico per sostituzione
dell’atomo di idrogeno del gruppo carbossilico(COOH) con un radicale metilico.
|
|
| CH3
CH3
½
½
CH2 = C + HO-CH3 CH2 = C
½
½ COOH Alcool metilico COOCH3
Acido metacrilico Metilmetacrilato |
Fig. 1
A
sua volta, il polimetilmetacrilato viene ottenuto sotto l’influenza del calore
o di un opportuno iniziatore chimico
dalla poliaddizione del metilmetacrilato (figura 2)
|
|
|||
Fig. 2
Queste resine vengono
fornite in due tipi di recipienti, uno contenente la polvere e l’altro contenente
il liquido (i dettagli della loro composizione sono mostrati nella tabella 1).
Generalmente la povere è contenuta in un
barattolo di plastica, mentre il liquido è contenuto in una bottiglia di vetro
di colore marrone scuro (figura 3).
La polvere può essere costituita da particelle di forma sferica, o di forma irregolare, o di una loro miscela. La forma sferica è comunque la più comune e le particelle vengono chiamate perle o grani.
Fig. 3
Il componente principale della polvere, come detto, è costituito da grani
di polimetilmetacrilato (PMMA) con un diametro compreso tra i 50m e i 250m, questo può essere stato modificato
tramite l’aggiunta di una piccola quantità di etilmetacrilato o di
butilmetacrilato per ottenete un prodotto finale più resistente agli urti. I
grani di polimetilmetacrilato sono prodotti con un processo di polimerizzazione
in sospensione in cui il monomero metilmetacrilato, che contiene l’iniziatore,
è sospeso sotto forma di goccioline in una soluzione di amido o di
carbossimetilcellulosa. La temperatura viene aumentata per scindere il
perossido e per ottenere la polimerizzazione del metilmetacrilato. L’iniziatore
presente nella polvere, può consistere nel perossido (di solito il
perossido di benzoile) che rimane senza aver reagito dopo la produzione dei
grani, oltre al perossido aggiunto in seguito, dopo la produzione dei grani. Ha
lo scopo di generare radicali liberi e quindi di attivare la polimerizzazione
del monomero, che è la principale componente del liquido. Può inoltre essere
presente un plastificante quale il dibutilflato che ha lo scopo di aumentare la
solubilità delle particelle di polimero nel monomero liquido. Il polimetilmetacrilato è un polimero,
trasparente vetroso ed è talvolta usato in questa stessa forma per la costruzione
di basi per protesi. Generalmente comunque, i produttori vi aggiungono pigmenti
coloranti e delle sostanze
opacizzanti per ottenere un aspetto più “realistico”. I pigmenti sono
dei particolari composti quali
solfuri di mercurio , ossido ferrico
ed altri. Il Seleniuro di cadmio e il solfuro di cadmio,
che venivano ampiamente utilizzati nel passato, sono stati sostituiti nel tempo a causa della loro dimostrata
tossicità. Come sostanze
opacizzanti, invece, si impiegano generalmente biossido di
titanio o di zinco. Possono inoltre essere presenti nelle resine confezionate
per le resine totali o parziali, anche
delle piccole e sottili fibre di nylon o acriliche di colore rosso, aventi
lo scopo di simulare i piccoli vasi sanguigni delle mucose orali.
Il componente
principale del liquido è il monomero del metilmetacrilato (MMA). Questo liquido
trasparente, incolore, a bassa viscosità con un punto di ebollizione di 100,3°C
ed un odore caratteristico esaltato da una tensione di vapore relativamente
alta a temperatura ambiente. Il MMA fa
parte di un gruppo di monomeri molto suscettibili di polimerizzazione per
addizione di radicali liberi.(Tabella 2)
|
H X \ /
C = C
/ \ H Y |
|||
|
POLIMERO |
X |
Y |
MONOMERO |
|
Polietilene |
H |
H |
Etilene |
|
Cloruro
di polivinile (PVC) |
H |
Cl |
Cloruro
di vinile |
|
Polistirene |
H |
Fenile |
Stirene |
|
Polibutaltiene |
H |
-CH=CH2 |
Butadiene |
|
Polimetilacrilato |
H |
-CO2= CH3 |
Metalacrilato |
|
Polimetilmetacrilato |
CH3 |
-CO2= CH3 |
Metilmetacrilato |
Tabella 3- Formula generale di molecole
alchemiche capaci di unoirsi per formare polimeri. Si riportano esempi di
monomeri specifici.
Il liquido normalmente contiene un plastificante
(generalmente si usa il dibutilftalato) e alcuni agenti di reticolazione. La
sostanza di più largo uso come agente rericolante è il dimetacrilato di
etilenglicole, la cui formula di struttura è mostrata nella figura 4. Questo composto è usato per migliorare
le proprietà fisiche del materiale indurito.
Fig. 4 - Formula di struttura del
dimetacrilato del glicole etilenico, agente di reticolazione di uso comune
Viene usato un inibitore per prolungare la scadenza del
componente liquido. In assenza di inibitore, la polimerizzazione del monomero e l’agente di reticolazione
interverrebbero lentamente, anche a temperatura ambiente e al di sotto, a causa
dell’intervento casuale di radicali
liberi nel liquido. L’origine di questi radicali liberi è incerta , ma una
volta formati causano un lento aumento della viscosità del liquido e possono
portare alla fine a una solidificazione.
L’inibitore,
che è in genere un derivato dell’idrochinone, reagisce rapidamente con i
radicali formatisi nel liquido per produrre radicali stabilizzati che non sono
capaci di iniziare la polimerizzazione. Questo è illustrato nella figura
5 in cui il radicale prodotto (Z) è
una forma relativamente stabile, che non inizia la polimerizzazione dell’MMA a
temperatura ambiente. La stabilità del radicale (Z) è spiegata dal fatto che
l’eletrone spaiato non è isolato nell’atomo di ossigeno ma può occupare molti
posti dell’anello, come in figura 6 . Un modo per ridurre la presenza di
radicali non desiderati nel liquido consiste nel conservare il materiale in una
lattina o in una bottiglia di vetro marrone scuro. Una luce evidente o una
radiazione di ultravioletti possono infatti attivare i composti che
potenzialmente sono capaci di formare radicali. Perciò è utile eliminare la presenza di raggi.
L’attivatore (in genere la dimetil-paratoluina) è presente
solo in quei prodotti atopolimerizzabili o polimerizzabili a freddo e non nei
materiali con polimerizzazione a calore. La funzione dell’attivatore è di
reagire con il perossido della polvere per creare radicali liberi che possono
iniziare la polimerizzazione del monomero.
Fig. 6- La stabilità del radicale (z), la cui
formazione è illustrata in figura 5, si spiega con la possibilità che ha l’elettrone spaiato di occupare più posti nella molecola

Questo tipi di
resine, vengono modificate al fine di
migliorare alcune caratteristiche possedute delle resine acriliche a base di
polimetilmetacrilato e vengono distinte in: resine
acriliche modificate per basi di protesi, per denti artificiali e per corone
e ponti.in questo ambito saranno trattate solo le resine inerenti il
primo gruppo. E vengono suddivise in :
6.2.2 - Resine acriliche a base
di idrossietilmetacrilato
Tali polimeri trovano
applicazione nell’esecuzione di ribasature parziali e raramente anche nella realizzazione di
protesi mobili. Vengono ottenute dalla copolimerizzazione dell’idrossietilmetacrilato con il
metacrilato, a seguito del quale si
ottiene il polidrossietilmetacrilato.
Le resine così ottenute, se confrontate con le resine convenzionali,
presentano, una resistenza e una
resilienza minori, una maggiore
flessibilità, inoltre mostrano una
maggiore bagnabilità da parte della saliva,
6.3– Resina vinil-acriliche
Tali
resine se confrontate con le resine acriliche a base di polimetilmetacrilato
presentano una maggiore densità, duttilità e tenacità, inoltre è riscontrabile
una minore solubilità e assorbimento di acqua. Sono commercializzate sotto
forma di massa gelatinosa o in polvere e liquido e sono ottenute dalla
copolimerizzazione di monomeri vinilici (cloruro e acetato di vinile) con
monomeri acrilici (metilmetacrilato). Quando vengono forniti sotto forma di una
massa gelatinosa, quest’ultima viene preparata industrialmente mescolando una
polvere, formata da un copolimero di acetato di vinile e di cloruro di vinile
(Figura 7) con il monomero metilmetacrilato liquido. Quando vengono forniti
sotto forma di una polvere e di un liquido, la prima è costituita dal
copolimero di acetato di vinile e di cloruro di vinile ed il secondo è
costituito da metacrilato.
|
CH2 == CH ½ Cl
|
|
CH2 == CH ½ COOCH3 |
|
Cloruro di
vinile |
|
Acetato di vinile |
Fig. 7
Le resine sintetiche utilizzate per la realizzazione delle basi
protesiche sono regolate dalla norma ISO 1567
che definisce questi materiali come polimeri per basi protesiche e li
suddivide in tipi e classi. (Tabella 3) Le
resine di tipo I sono definite termopolimerizzabili o polimerizzabili a
caldo e sono generalmente fornite sotto
forma di un polimero in polvere e di
della polvere con il liquido viene
sottoposto a formatura e, successivamente, viene sottoposto a
riscaldamento per l’attivazione della
reazione di polimerizzazione. Le resine di tipo II sono chiamate
autopolimerizzabili o polimerizzabili a freddo in quanto dopo la formatura non
vengono sottoposte a riscaldamento, bensì
polimerizzano spontaneamente a temperatura ambiente. Le resine di tipo III sono
definite ermoplastiche e vengono fornite
già polimerizzate. Prima della formatura, quindi, devono essere opportunamente
riscaldate per permetterne il rammollimento e l’iniezione nella forma per la costruzione della ba se protesica. Oltre alla
classificazione, la norma ISO 1567 indica quelli che sono i requisiti di
una resina per basi protesiche. Tali
requisiti riguardano il componente liquido e la sua stabilità termica, la plasticità del materiale prima della
polimerizzazione e le sue proprietà dopo la polimerizzazione. In particolare, ne definisce la
biocompatibilità, il colore, l’assenza di porosità, l’assorbimento d’acqua, la
solubilità, la stabilità del colore,
l’unione con i denti artificiali in resina sintetica e le proprietà meccaniche
di resistenza e rigidità.
6.4 –
Requisiti delle resine per protesi
I requisiti di una resina per basi protesiche
possono essere suddivisi in proprietà fisiche, meccaniche, chimiche e biologiche. La resistenza delle
resine acriliche per basi di protesi è variabile e dipende da diversi fattori,
quali la composizione della resina, la tecnica di lavorazione e le
caratteristiche dell’ambiente orale in cui si troverà la protesi. Per evitare
fratture o deformazioni della protesi, la resina dovrebbe presentare un elevato
valore di limite elastico, una buona resistenza alla flessione e un elevato
valore di limite di fatica e di resistenza all’urto. La resistenza all’urto può
essere migliorata con l’aggiunta di elastomeri in grado di assorbire energia
durante l’impatto e proteggere, di conseguenza, la resina dalla frattura.
Affinché la forma della protesi rimanga inalterata nel tempo, la base deve
avere una buona stabilità dimensionale.
Oltre alle distorsioni che possono avvenire in seguito
a un rammollimento termico, possono
contribuire all’instabilità dimensionale altri meccanismi quali la liberazione
di tensioni interne, la polimerizzazione continuata e l’assorbimento d’acqua.
Per quanto riguarda quest’ultimo
aspetto, le resine dovrebbero essere insolubili nei liquidi orali, non
dovrebbero assorbire tali liquidi o l’entità di un loro eventuale assorbimento
dovrebbe essere tale da non alterare in modo sostanziale le loro proprietà,
rendendo il materiale non più affidabile dal punto di vista funzionale,
igienico ed estetico. Il valore di temperatura di transizione vetrosa dovrebbe
essere abbastanza alto per evitare il rammollimento e la distorsione durante
l’uso. Inoltre, il materiale deve avere una valore basso di densità relativa,
in modo che le protesi siano il più possibile “leggere”. Altro aspetto
fondamentale è quello della biocompatibilità. La resina non deve risultare
tossica o irritante sia durante la fase di lavorazione sia una volta terminata
e pronta per l’inserimento nel cavo orale. Deve essere inerte e non presentare
odori o sapori sgradevoli.
6.5 – Estetica delle
resine per protesi
Una resina per protesi
deve essere in grado di armonizzare bene con l’aspetto dei tessuti molli
naturali e deve quindi presentare buone caratteristiche estetiche. La stabilità
del
colore deve essere elevata e il fisiologico
assorbimento dei fluidi orali non ne deve compromettere l’aspetto estetico. I
moderni materiali sono disponibili in diverse sfumature di colore e opacità e
possono essere venati oppure no. La possibilità di caratterizzarli con diversi
pigmenti permette di armonizzare il colore della base con i tessuti orali del
paziente.